Abile scultore friulano / veneto del secolo XVIII° della
scuola di Giacomo e Giovanni Martini. Pregevole scultura lignea in
legno di tiglio con policromia originale raffigurante Maria
Maddalena . Piccoli e circoscitti restauri policromi d'epoca posteriore, invisibili, individuati con liuminescenza UV ma limitati a non più del 3 - 5 per cento della superficie. Provenienza collezione privata borghesia udinese. Misure cm. 100 d'alt. 37 di larghezza.
Scheda tecnica peritale - analisi dell' opera. Punti
salienti
Stile: La posa dinamica, quasi "a spirale" (il
cosiddetto moto rotatorio), e il trattamento del panneggio con
pieghe profonde e spigolose, sono tipici del barocco maturo/rococò
friulano /veneto. Tecnica:
La scultura è in legno di tiglio intagliato con una
policromia che, sebbene presenti circoscritte lacune, conserva toni
sobri (verde scuro, ocra/terra di Siena). Questo tipo di finitura è
molto comune nelle botteghe friulane (come quelle di Udine o della
Carnia) che risentivano sia dell'influenza veneziana che di quella
dei maestri d'oltralpe.
Identificazione del Personaggio : La figura
femminile presenta elementi iconografici che suggeriscono con forza
l'identità di Maria Maddalena. I capelli che sono lunghi, sciolti e
ricadono sulle spalle, costituiscono l'attributo principale della
Santa che, secondo la tradizione, asciugò i piedi di Cristo con la
propria chioma.
L'espressione e la posa: Il volto è segnato da un
dolore composto ma intenso, con lo sguardo rivolto verso il basso (o
verso una croce/oggetto ora mancante). La torsione del corpo
suggerisce che in origine potesse far parte di un gruppo più ampio,
probabilmente una Crocifissione o un Compianto sul Cristo morto,
dove la Maddalena è solitamente raffigurata ai piedi della croce in
preda alla disperazione.
Abbigliamento: La veste scura e il manto avvolgente
riflettono lo stato di penitenza e lutto.
Attribuzione: lo stile richiama la produzione di
importanti botteghe o autori dell'area friulana e del Cadore attivi
nel Settecento eredità della tradizione scultorea dei precedenti
Giacomo e Giovanni Martini. Molte Maddalene o Marie prodotte
in quest'ambito presentano quella stessa attaccatura dei capelli,
molto ordinata e spartita al centro, che poi esplode in boccoli
sulle spalle. Il trattamento del volto della nostra scultura, con il
naso affilato e gli occhi leggermente incassati, richiama molto la
produzione d'area udinese. Il Panneggio "a cartoccio"ossia le
pieghe che sembrano quasi di carta stropicciata (visibili sul fianco
destro della tua statua) sono tipiche di un gusto che guardava
all'Austria, molto presente in Friuli.
Analisi
del linguaggio simbolico.
Le pieghe delle vesti rivelano diversi aspetti fondamentali: 1.
Il Dinamismo e la Tensione Drammatica :Le pieghe sono
profonde, spigolose e "accartocciate" e servono a trasmettere un
senso di agitazione interiore.La frammentazione della luce sulle
superfici irregolari crea un forte chiaroscuro che enfatizza il
pathos.Il vestito "riflette" il tormento dell'anima attraverso la
complessità delle pieghe.
2. Il Moto Rotatorio (Torsione): Osservando
l'andamento delle pieghe che avvolgono il corpo, si nota una linea
diagonale che sale dal basso verso l'alto. Significato: Questo
serve a guidare l'occhio dell'osservatore verso il volto della
scultura. Le pieghe "spingono" la figura in una torsione che
suggerisce un movimento improvviso, tipico del Barocco maturo e del
primo Rococò, rendendo la statua viva e non statica.
3. La
Funzione Strutturale (L'Intaglio) In area veneto-friulana,
l'uso del legno (in genere cirmolo o tiglio) permetteva sottosquadri
molto profondi . Le pieghe così marcate servivano anche a nascondere
le giunture dei blocchi di legno e a dare volume alla figura senza
appesantirla eccessivamente. La rigidità di alcune pieghe "a
cartoccio" è un'influenza diretta della scultura lignea tedesca e
austriaca, filtrata attraverso il Friuli.
4.
Simbolismo del Rango e dello Stato : Il modo in cui il
manto (la parte ocra) si sovrappone alla tunica scura serviva a
definire il volume del corpo sottostante, nonostante la castigatezza
dell'abito. Il contrasto tra la tunica aderente sul busto e l'ampio
volume del manto inferiore serviva a dare monumentalità. Una figura
con molte stoffe era simbolo di importanza; nel caso di una santa,
indica la dignità del personaggio nonostante la sua condizione di
penitente.
NOTE : La chioma in questa scultura è un elemento di
particolare pregio esecutivo.
1.
La Tecnica del "Solco a V" L'intagliatore non si è
limitato a suggerire la massa dei capelli, ma ha utilizzato sgorbie
sottilissime per scavare ogni singola ciocca. Le scanalature sono
profonde e parallele, creando un effetto ritmico che cattura la
luce. Questo tipo di incisione netta serviva a dare
tridimensionalità anche sotto la pittura, evitando che il colore
"appiattisca" il volume della testa.
2. La Partizione Centrale e la Tensione : La
scriminatura al centro è tipica dell'iconografia della Maddalena
penitente o della Vergine addolorata del XVIII secolo. La tensione
dei capelli che aderiscono alle tempie per poi gonfiarsi sulle
orecchie accentua la magrezza del volto. Questo contrasto serve a
enfatizzare il carattere ascetico o sofferente del personaggio, un
tratto molto amato dalla committenza religiosa friulana del '700.
3. Il Passaggio dal Rigore al Movimento: Mentre
sulla sommità del capo i capelli sono ordinati e simmetrici, man
mano che scendono sulla spalla sinistra diventano una massa fluida e
mossa.Questo disordine controllato simboleggia l'abbandono al
dolore. In area veneta, la capacità di rendere la morbidezza dei
capelli nel legno duro era il test definitivo per valutare la
bravura di un maestro. Qui vediamo un passaggio magistrale dalla
rigidità quasi scultorea della fronte alla morbidezza della
treccia/ciocca che ricade sulla schiena.
4. La Policromia "a risparmio" Si nota come la
pittura scura (bruno o terra d'ombra) sia stata stesa per
accumularsi nei solchi dell'intaglio. Questo crea un'ombra naturale
che rende i capelli quasi "vivi". Le piccole lacune della policromia
permettono di vedere il fondo (una preparazione a gesso),
confermando che l'opera non ha subito pesanti ridipinture moderne
che ne avrebbero alterato i dettagli sottili.
Ulteriori
dettagli della tecnica Costruttiva
1. Lo
scavo del tronco (svuotamento del cuore del legno)
Eliminando il midollo, la parte più densa e instabile del tronco, si
permetteva al legno di "muoversi" e respirare senza spaccarsi con il
variare dell'umidità nel corso dei secoli. Ridurre il peso era
essenziale per statue destinate a essere collocate in alto su altari
o trasportate durante le processioni.
2.
Il taglio verticale: Si nota una fenditura centrale molto
netta. Questo può indicare che la scultura è stata realizzata unendo
due blocchi di legno o che ha subito uno stress strutturale nel
punto di minor spessore, tipico delle opere settecentesche che hanno
vissuto sbalzi termici.
3. Tracce
di Storia Si notano dei residui di preparazione (gesso e
colla) e forse dei fori di fissaggio originali. Il retro "parla":
la superficie scabra mostra i segni della sgorbia e dell'ascia,
testimoniando un lavoro artigianale diretto, lontano dalle
rifiniture industriali o dai calchi in gesso più tardi.
Conclusione E' opera di devozione autentica. La combinazione tra la
raffinatezza dell'intaglio frontale (visto prima nei capelli e nel
panneggio) e la funzionalità del retro scavato è tipica delle
botteghe friulane, che univano pregevole arte e pragmatismo tecnico.
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