|
Lo stile Biedermeier - le
caratteristiche e come riconoscerlo
Il Congresso di Vienna durò dall'ottobre del 1814 fino al giugno del 1815, e
segnò la fine di vent'anni di guerre e sofferenze continue. Dopo i travagli
dell'età napoleonica, sopravvenne un periodo di calma relativa, una pausa
dopo tanti orrori e sconvolgimenti. Deciso a salvaguardare questa rinnovata
tranquillità e ad assicurare una pace duratura, l'imperatore Francesco 1
d'Austria, al Congresso, accettò di vedere alquanto diminuita l'influenza
politica ed economica del suo regno, gettando in qualche modo le basi per il
primo fiorire del periodo Biedermeier. Quegli anni di dopoguerra furono
contrassegnati dal trionfo del conservatorismo, che sembrò trovare
espressione in una sorta di «allegria fondata sulla malinconia».
Negli anni fra il 1805 e il 1814 le guerre con la Francia napoleonica
avevano sconvolto l'assetto dell'Europa centrale, con la scomparsa di molti
principati tedeschi e la cancellazione di svariate frontiere. La Germania,
un tempo formata da un insieme di Stati sovrani, si era frantumata in una
serie di minuscoli staterelli, e si era trovata sull'orlo del disastro
politico, economico e sociale. Il Congresso di Vienna risolse il problema
con la creazione del Deutscher Bund (Confederazione tedesca), composto da
trentanove Stati indipendenti, ciascuno retto da una propria Costituzione.
Anche in Austria la situazione politica era venuta deteriorandosi.
L'aristocrazia aveva perso potere, l'economia del paese era uscita stremata
dal conflitto, e le condizioni di vita delle popolazioni si erano aggravate,
con un'allarmante diffusione della povertà. Per quanto conservatore,
Francesco I aveva compreso che il fatto di ospitare nella sua capitale una
così importante assise internazionale avrebbe conferito al suo paese un
prestigio superiore a ogni altra considerazione, e questa convinzione fu
condivisa dai suoi sudditi. Posta al centro dell'attenzione dell'intera
Europa, Vienna si preparò a godere il suo momento di gloria, e per
accogliere degnamente i suoi illustri ospiti rastrellò fondi imponendo
ulteriori tasse. L'idea che il Congresso avrebbe risolto tutte le dispute
intorno ai diritti usurpati e alle terre sottratte ai loro legittimi sovrani
contribuì a diffondere un clima di euforia e di entusiastica attesa in tutte
le classi sociali. La pace s'impose a ogni cittadino come il primo dei
doveri, e ciascuno si convinse che il Congresso ne avrebbe fissato le
necessarie condizioni.
I cittadini dell'Impero austriaco erano sottoposti all'occhiuta sorveglianza
del principe Clemens von Metternich, che era stato nominato ministro degli
Esteri da Francesco I nel luglio 1809.
La politica del principe perseguiva l'obiettivo di mantenere la coesione
europea con la repressione di tutte le spinte nazionaliste e liberali, e
alla base della sua attività diplomatica cera l'idea che l'equilibrio del
continente dovesse essere assicurato per mezzo di un sistema di alleanze.
Nel 1805, appena ventottenne, Metternich era stato inviato a Dresda
dall'imperatore, e di lì aveva spedito un rapporto nel quale si leggeva: «La
potenza della Francia deve essere ridimensionata; l'Austria e la Prussia
devono dimenticare il loro recente passato ( ... ) non la rivalità, ma la
cooperazione è la loro naturale politica. Un equilibrio sarà possibile solo
con la creazione di una forte Europa centrale spalleggiata dall'Inghilterra
... ».
Metternich era ostinato nelle sue convinzioni, e le sostenne tenacemente
durante il difficile periodo che seguì. Pur non essendo riuscito a creare
un'Europa unita, rimase al suo posto di ministro degli Esteri fino al 1848,
quando la rivoluzione scoppiata in Austria, Germania, Francia e Italia lo
costrinse a dimettersi e a cercare rifugio in Inghilterra.
Nei lunghi anni del suo potere, il principe era sempre riuscito a soffocare
i tentativi rivoluzionari applicando una rigida censura politica, governando
con mano di ferro e reprimendo con ogni mezzo tutte le ideologie liberali.
Egli partiva dal presupposto che la prosperità economica avrebbe tenuto la
borghesia lontana dalle questioni politiche, e in effetti il suo
autoritarismo in un primo momento incontrò scarsa opposizione. In seguito,
però, con l’aumentare e il rafforzarsi dei ceti medi divenne sempre più
difficile imporre misure repressive. Dopo il 1830 la rivoluzione
industriale, che andava diffondendosi in tutta l'Europa, interessò anche la
Germania e l'Austria, alimentando la crescita di una borghesia sempre più
insofferente di vincoli e controlli. E’ significativo che gli anni del
regime repressivo di Metternich, 1815-1848, coincidano con il periodo
Biedermeier. All'inizio e alla fine del suo sviluppo, gli effetti della
rivoluzione industriale e dei progressi tecnologici ed economici
modificarono profondamente la mentalità e i gusti della borghesia. La
passiva accettazione del conservatorismo dovette confrontarsi con un periodo
di rapido mutamento sociale, con una borghesia sempre più pronta a sfidare
l'autoritarismo del potere politico e una classe lavoratrice che vedeva
progressivamente abbassarsi il proprio livello di vita.
Una svolta decisiva si ebbe allorché, alla morte di Francesco I, nel 1835
salì al trono imperiale il figlio Ferdinando, debole e indeciso. A quel
punto, tutti i problemi che il precedente sovrano aveva accantonato e
lasciati irrisolti riemersero finché nel 1848 i ceti medi e proletari non
pretesero il riconoscimento dei loro diritti e un atteggiamento più
realistico verso le riforme politiche e sociali. La filosofia Biedermeier, e
i gusti sobri nei quali si era espressa, finì in tal modo con lo scomparire.
Da un assetto sociale sostanzialmente ingiusto era nata una generazione di
ribelli, alimentata dalla massa di lavoratori che affluivano dalle province
in cerca di lavoro e si ammassavano nelle squallide periferie urbane a
morire d'inedia. Lo stato d'animo generale inclinò alla depressione; il
numero dei suicidi prese ad aumentare in misura allarmante, ed ebbe inizio
un periodo di sommovimenti.
La pessimistica rassegnazione che aveva contrassegnato quegli anni esplose
nelle rivoluzioni del marzo 1848, che misero fine all'epoca Biedermeier,
anche se il sistema politico messo a punto dal Congresso di Vienna nel 1815
non subì sostanziali modifiche e la mappa politica d'Europa rimase in
pratica immutata per altri cento anni.
Le caratteristiche dello stile
A Vienna le case o gli appartamenti erano di piccole dimensioni, ideate e
proporzionate per l'intimità della famiglia. In genere erano composte da
diverse stanze, ciascuna con una propria funzione. Il centro della casa era
il salotto, subito seguito, nell'ordine, dalla sala da pranzo, nella quale
si riuniva tutta la famiglia. I genitori e i figli avevano camere da letto
separate. In più, la moglie disponeva di uno spogliatoio, mentre il marito
aveva uno studio. C'erano inoltre le stanze della servitù.
Nel 1815 Vienna era ancora cinta da mura, sulle quali dominava la guglia
gotica della cattedrale di Santo Stefano. Dall'alto si vedevano gli stretti
vicoli che si intersecavano senza un disegno preciso, e di rado la luce del
sole riusciva a penetrarvi oltre le finestre dei piani più alti. C'erano
anche piazze e spazi verdi, ma le carrozze che percorrevano le strade
costringevano i pedoni a camminare rasente ai muri. Le botteghe erano in
genere minuscole, e ogni edificio (con la sola eccezione, forse, dei palazzi
e delle chiese) sembrava costruito in scala ridotta. La città appariva
gremita di folla, e dovunque si respirava un'atmosfera gaia e festosa: i
caffè e i teatri attiravano i cittadini, e nella periferia che si stendeva
fuori delle mura non mancavano i luoghi di riunione e di festa,le osterie e,
più oltre, i boschetti nei quali i cittadini potevano tranquillamente
passeggiare.

dettaglio quadro orologio, Vienna 1820 - clicca sulla foto per vederlo
meglio
All’interno della casa ogni membro della famiglia aveva i propri interessi,
un hobby o un passatempo, sicché la zona riservata a queste attività e
arredata di conseguenza acquistò una certa importanza nella fisionomia
complessiva dell'abitazione. Per esempio il padrone di casa riservava alla
propria libreria un angolo del salotto, nel quale sistemava lo scaffale
(normalmente chiuso con antine a vetri per proteggere i volumi dalla
polvere) e una comoda poltrona, e lì si installava per sovrintendere agli
affari di famiglia.

libreria, Vienna 1800 c.a - clicca sulla foto per vederla meglio
A sua volta la moglie disponeva di una propria parte del
locale, dove sedeva in una poltroncina davanti a un tavolino da lavoro. La
casalinga Biedermeier svolgeva con estrema cura le sue mansioni, tra le
quali c'era anche la produzione di piccoli oggetti per la casa, e così il
suo angolo di lavoro finiva col diventare un piccolo laboratorio, dove sì
ricamava e lavorava all'uncinetto.
.jpg)
Joseph Danhauser Vienna 1820 c.a - tavolino da lavoro - clicca sulla foto
per i dettagli
Le altre piccole attività familiari andavano dal disbrigo della
corrispondenza alla redazione di diari personali, fino alla cura degli album
di poesie e di disegno, cui ci si dedicava quietamente seduti davanti a un
piccolo secrétaire a ribalta, posto contro una parete o su un tavolino
adibito a scrittoio. Tutta l'attività della famiglia Biedermeier, dalle
riunioni musicali ai salotti letterari e alla coltivazione dei propri
piccoli interessi, finiva con lo svolgersi in un'unica stanza, secondo quel
modello dì vita, improntato alla massima semplicità, che lo scrittore
Adalbert Stifter (1805-68) descrisse nel suo romanzo Der Nachsommer (La
tarda estate, 1857) come un ordine armonioso di «puri affetti familiari»,
ispirato «alla più grande felicità, una felicità che si direbbe
inesauribile».

Vienna 1820 c.a - Secretaire biedermeier - Clicca per i
dettagli Vienna
1820 c.a - Tavolo scrittoio - Clicca per i dettagli
I mobili Biedermeier venivano prodotti per la casa, ed erano funzionali,
sobri e semplici. Erano fatti per viverci in mezzo, per sedervisi e per
poter essere spostati facilmente (vedi ad esempio i tavoli a vela).

Vienna 1820 c.a - Tavolo a vela spostabile di Andreas Pfeffer - Clicca
per i dettagli
La flessibilità era un requisito
essenziale per lo stile di vita dei ceti medi, per cui la disposizione dei
mobili nelle stanze non poteva essere stabile. C'era una profonda
differenza rispetto a un modo di abitare per il quale ogni camera diventava
un palcoscenico, e ciò aumentava la richiesta di forme diverse dì
arredamento, nelle quali ì vari pezzi potessero combinarsi fra loro in modo
da venire incontro a esigenze differenziate. E l'artigiano Biedermeier
provvedeva a soddisfare questa richiesta con una quantità di soluzioni
innovative.
Non c'erano allora, come si era verificato nel periodo dello stile Impero,
artisti e architetti che disegnavano mobili. L'ebanista Biedermeier
provvedeva da sé a progettare i propri pezzi e a eseguirli.
Joseph Danhauser - Tavolo da te n.20 -
Clicca sulla foto per i dettagli
Joseph Danhauser - Tavolo da te n.20 - Disegno originale
-MAK Vienna


Né gli mancavano
le capacità, poiché durante il periodo di apprendistato (tre o quattro anni)
era vissuto nella famiglia del maestro, e aveva imparato da lui gli aspetti
tecnici e artistici del mestiere, sottoponendo tanto i propri disegni quanto
i mobili eseguiti al suo severo giudizio. Per ispirarsi, gli ebanisti
avevano a disposizione una quantità di fonti. I campionari e le riviste di
settore venivano consultati spesso, ma era comunque importante che ciascuno
progettasse i propri mobili da sé.
Al termine del periodo di apprendistato, il giovane ebanista si impiegava
come lavorante presso un artigiano già affermato, al fine di perfezionare le
proprie capacità. Dato che i mobili venivano prodotti per un mercato
abbastanza vasto, nel quale agiva una forte concorrenza, tutti erano
costretti a sfornare di continuo nuove proposte formali, sicché gli
artigiani già affermati ricorrevano ai più giovani aiutanti per trovare
soluzioni inedite. Spesso questo.periodo di perfezionamento durava due o tre
anni, in capo ai quali si poteva affrontare l'esame per diventare maestri
artigiani, consistente nella progettazione e nella produzione di un mobile
in quattro settimane.
Di solito i lavoranti sceglievano come prova d'esame la costruzione di un
secrétaire, sebbene si potesse anche proporre uno scrittoio o un cassettone.
In ogni caso bisognava che il pezzo avesse la giusta impiallacciatura,
l'ossatura fosse realizzata in un legno non pregiato - di norma pino - e le
parti componenti avessero una struttura squadrata tale da facilitare il
montaggio. Lo stile Biedermeier esigeva semplici forme geometriche, e gli
artigiani prediligevano strutture simmetriche e superfici piane, che
consentivano un'agevole impiallacciatura. Il fondo era costituito da tavole
incollate in modo da formare un piano largo e ben piallato, sul quale si
stendeva il rivestimento, e questo sistema costruttivo, che impediva le
deformazioni del materiale, serviva anche a nascondere il fatto che sotto
l'impiallacciatura non c'era un'unica tavola, ma solo una serie di assi
incollate fra loro.
La decorazione delle superfici era in genere affidata alle venature del
rivestimento, che venivano accostate (attenzione, i lastroni sempre
specchiati, di larghezza non superiore al fusto dell'albero) in modo da formare, per affinità o
contrasto, un bel disegno. Era qui che il lavorante poteva esercitare la sua
creatività, operando con fantasia su superfici ampie e aperte come un
artista sulla tela.
.jpg)
Vienna 1810 c.a - Comò lastronato in piuma di noce -
Museale armadio lastronato in piuma di ciliegio - Clicca per i dettagli
Quanto più sottile era l’impiallacciatura, tanto più
semplici risultavano gli accoppiamenti destinati a rendere omogenei e
armoniosi lo schema delle venature e il disegno generale del mobile. Per far
ciò, si aveva cura di ricavare dallo stesso albero tutte le impiallacciature
occorrenti per un singolo pezzo. Se superava l'esame, il lavorante diventava
maestro artigiano a pieno titolo, e acquisiva il diritto di esercitare il
mestiere per proprio conto, dando a sua volta lavoro ad apprendisti e operai
in una bottega tutta sua.
Alcune ricerche effettuate negli
archivi di Magonza, che nel Settecento era un centro assai noto per i suoi
bei mobili, ci danno un'idea dei salari corrisposti agli apprendisti e ai
lavoranti, nonché dei prezzi richiesti per i vari pezzi. Il lavorante Rau
(che era stato assunto per un anno dalla ditta Knussman) così riferisce
nelle sue memorie: «Lavoravamo dalle cinque del mattino fino alle sette di
sera. Un falegname specializzato nella costruzione di sedie ne ha fatte 36,
intagliate e lucidate, in 33 giorni, guadagnando 1 tallero (equivalente a 1
gulden e 10 kreutzer) al giomo».1 Oggi un gulden varrebbe all'incirca
trentamila lire. Per avere un'idea del valore dei mobili si pensi che una
sedia in radica consegnata al castello di Linch era costata 11 gulden,
mentre un tavolino da tè in noce, fabbricato a Magonza nel 1830, ne costava
48, che potevano però diventare 66 se il legno usato era il mogano.
Dagli stessi archivi apprendiamo che il
maestro artigiano Knussman, calcolando il prezzo dei mobili per il castello
da caccia di Platte, nei pressi di Wiesbaden, valutava il costo della mano
d'opera in 1 gulden e 30 kreutzer al giorno, mentre un lavorante medio come
Rau percepiva un salario di soli 36 kreutzer. La componente economica
ebbe un suo peso anche nella fabbrìcazione dei pezzi negli anni della
ricostruzione dopo le guerre napoleoniche. Di solito, gli artigiani
sceglievano i legni dai colori più chiari provenienti dagli alberi da frutto
della loro zona. In Austria e in Baviera erano comuni il ciliegio e il noce;
nella Germania settentrionale la betulla; nelle zone centrali e orientali
austriache e tedesche il frassino, tutti materiali le cui calde sfumature,
unite all'eleganza delle venature, valorizzavano le linee semplici e sobrie
dello stile Biedermeier.
Nella scelta del legno non contava tuttavia solo la facile reperibilità. Un
legno d'importazione come il mogano era costoso e raro e quindi veniva usato
di rado nella fasi iniziali dello stile Biedermeier. Senza contare che,
trattandosi del materiale favorito per i mobili in stile Impero, esso venne
inizialmente trascurato proprio per questo motivo. Per giunta, tutti i legni
esotici provenienti dal Sudamerica e dai Caraibi, molto usati dagli ebanisti
inglesi, non poterono entrare nel continente finché durò il blocco navale
intorno all'Impero napoleonico, cioè dal 1806 sino alla sconfitta e
all'esilio dell'imperatore.
La fine di un’epoca
Per tutto il periodo Biedermeier si ebbe
sempre cura di accrescere e migliorare l'istruzione degli artigiani, e
questa fu una preoccupazione costante dei maestri ebanisti. Le esposizioni
annuali di mobili, che si tenevano nelle grandi città come nelle cittadine
di provincia, stimolavano l'emulazione e favorivano la conoscenza delle
ultime novità tecniche e stilistiche non solo fra gli addetti ai lavori, ma
anche nel grosso pubblico. In occasione di queste manifestazioni si facevano
confronti e valutazioni, si assegnavano premi e si giudicava della bontà
delle nuove invenzioni. L'esame dei vari pezzi era sempre accurato, e le
discussioni intorno ai progressi tecnici continuavano sui giornali e nelle
pubblicazioni specializzate. Non c'è perciò da stupirsi che la produzione
degli arredamenti Biedermeier abbia conosciuto uno sviluppo tanto rapido.
Intorno al 1830, però, le
caratteristiche dello stile presero a scostarsi sempre di più dalla
tradizionale austerità dei primi tempi. Vennero affermandosi nuovi modelli
formali, più audaci e originalì, con un'accentuazione della sagomatura dei
supporti e la tendenza a indulgere su un disegno più elaborato e puramente
decorativo, ai limiti del capriccio. L'antica semplicità del Biedermeier
andava svanendo. Gli aspetti funzionali vennero sacrificati in nome
dell'innovazione. La purezza dello stile venne sostituita da forme a bulbo,
da sinuose arricciature, dagli intagli, dagli ovoli e da zampe e pioli di
schienali decisamente affusolati.
Guarda l'evoluzione dello stile (P.S. Considera che il rapporto di valore
fra oggetti analoghi integri dal 1810 al 1830 e dal 1830 al 1850 è in media
di 3 a 1) :

Vienna 1815 ca.
Una di 5 sedie
Vienna 1825 c.a Coppia di sedie
Vienna 1835 c.a coppia di sedie (Biedermeier maturo)

Vienna 1810 c.a Libreria in noce
Vienna 1835 Libreria in piuma di frassino
La tendenza all'arrotondamento delle
sagome si fece addirittura esasperata, dal 1848 in poi, man mano che si
venivano sperimentando macchinari e procedimenti più avanzati. Ora si poteva
procedere alla piegatura di sottili strisce di legno, alla loro incollatura
in una curva continua e all'applicazione dell'impiallacciatura con una
lavorazione eseguita completamente a macchina, sicché il gusto per le linee
ricurve conobbe una diffusione tale da far pensare a una rinascita del
Rococò.
In questa trasformazione dello stile
Biedermeier, un ruolo di spicco ebbe Michael Thonet.
Emigrato a Vienna nel 1842, a
quarantasei anni, dopo aver lasciato Boppard, il suo nativo paesello sul
Reno, Thonet aveva messo a punto una tecnica per la curvatura del legno col
vapore, che gli aveva consentito di fabbricare in serie sedie e poltroncine
rimaste in produzione fino all'alba del Novecento. Tutto l'Impero
austro-ungarico venne rifornito delle sue sedie in legno curvato, sicché il
suo mobilificio fu il primo ad assumere dimensioni industriali. Per molti
aspetti i mobili di Thonet rimanevano a cavallo fra il vecchio e il nuovo
stile, con un robusto nucleo di semplicità tipicamente Biedermeier. Oggi i
mobili da lui disegnati, come quelli Biedermeier, di una straordinaria
eleganza e semplicita’, costituiscono, delle componenti d’arredo
ricercatissime e d’alto pregio, di incredibile attualita’ per le linee
sobrie e per l’uso maestrale delle essenze come unica caratteristica
decorativa.
Si tratta di uno stile di incredibile modernita’ e semplicita’ la cui
bellezza e’ sottolineata dal sapiente uso del materiale ligneo, le cui
linee, sono tuttora prese come spunto dai piu’ grandi architetti e desiner
contemporanei (vedi i modelli Thonet moderni, uguali agli originali e sempre
attuali) .
Tale stile e’ stato espressione dello stile di vita della nascente classe
borghese dal periodo della Restaurazione in poi, una classe che anelava ad
una casa propria, anche se modesta, dove stare, leggere, dormire, nel
proprio guscio personale e senza fanfare. Se fu l’estrema trasformazione
dell’Impero, fu anche il primo a concepire l’arredamento come “confort
necessario”. Fu lo stile che rappresento’ al meglio la vita famigliare nella
sua intimita’ attraverso dipinti che ritraevano ogni aspetto della semplice
vita domestica. Lo stile Biedermeier ha costituito l’espressione di una
mentalita’ “pratica, domestica e essenziale” dove, nell’uso dei legni chiari senza eccesso di addobbi si
intravedeva la “trasparenza e l’onesta” del cittadino dell’epoca (Bieder
Meier, che tradotto letteralmente significa “onesto fattore”).
Torna
alle foto dei nostri oggetti e alla nostra galleria
|