Lo stile Biedermeier - le
caratteristiche e come riconoscerlo
Parti da qui:
Cosa
osservare preliminarmente quando si acquista un mobile Biedermeier.
Consigli base espressi in sintesi
per il collezionista ancora non esperto.
1) Epoca di realizzazione.
E’ vero che dal punto di vista storico
si definisce come epoca Biedermeier il periodo che va dal 1815 al 1848 ossia
dal congresso di Vienna ai moti popolari anti asburgici, ma i “capolavori”
di quest’epoca sono stati realizzati nel periodo di tempo che va dal 1815 al
1830-35. Nella fase successiva lo stile ha perso la sua originaria
semplicità ed austerità, ed è stato influenzato dalla nascente moda di un
velato ritorno in auge dello stile rococò. Le linee perdono perciò
l’originaria “geometricità” per abbandonarsi spesso a linee mosse e
ondulate. Le tecniche di realizzazione inoltre cominciano ad essere
influenzate da una iniziale forma di meccanizzazione.
IL RAPPORTO DI VALORE FRA OGGETTI
CONCEPITI NELLA PRIMA E NELLA SECONDA FASE PUO’ ESSERE ESPRESSO MEDIAMENTE,
SALVO ECCEZIONI PER PEZZI PARTICOLARI, NELLA MISURA DI UNO A TRE. OSSIA UN
OGGETTO REALIZZATO NELLA SECONDA PARTE DEL PERIODO (1835-1848) VALE
MEDIAMENTE UN TERZO DEL CORRISPONDENTE CONCEPITO NELLA PRIMA PARTE.
Particolare attenzione va rivolta
anche al ritorno in auge del gusto Biedermeier avvenuto negli anni ’20 e ’30
del novecento. Sulla spinta del cosiddetto “razionalismo” (Bauhaus ecc.),
molti autori decò si sono ispirati al gusto ed ai modelli Biedermeier. Le
loro realizzazioni, ad un occhio non esperto, possono sembrare simili.
2) La provenienza
Lo stile Biedermeier fu molto popolare
all’epoca, e quindi il gusto si diffuse in tutta l’Europa centrale e
settentrionale, dal nord Italia alla Germania, alla Polonia e alla
Scandinavia. I grandi ebanisti e il clima “socioculturale” adeguato alla
realizzazione delle migliori opere Biedermeier erano presenti però solo a
Vienna e nelle altre due grandi principali città dell’Impero, ossia Praga e
Budapest. Le realizzazioni Biedermeier tedesche e scandinave in particolare,
risultano solo delle “imitazioni” dei modelli Viennesi e salvo eccezioni
sono prive della loro “leggerezza” ed eleganza. IL RAPPORTO DI VALORE FRA IL
BIEDERMEIER VIENNESE E QUELLO TEDESCO O NORDICO E’ MEDIAMENTE DI 2 A 1.
OSSIA IL TEDESCO MEDIAMENTE VALE LA META’ DEL VIENNESE (SALVO APPUNTO
PARTICOLARI PEZZI ED AUTORI).
3) Il modello e l’essenza
Il valore del mobile Biedermeier è
frutto della “convergenza armonica” fra due fattori critici:
-
La forma
-
La qualità dell’essenza.
I mobili più costosi sono quelli in
cui la preziosità dell’essenza coincide con l’eleganza, la proporzione e
soprattutto “la modernità la particolarità” della forma. Le forme più ambite
sono quelle corrispondenti ai designer ed ai migliori ebanisti viennesi (Dahnauser,
Pfeffer ecc.); esse, dalle linee quasi moderne “non invecchiano mai” ed
ispirano a tutt’oggi designer contemporanei.
Infine, le lastronature migliori sono
quelle operate in piuma di ciliegio, noce e mogano. In seconda battuta
le radiche, il frassino ed infine la betulla (nord Europa) e l’acero. Molto
desiderabili sono le accentuate e gradevoli venature che si sviluppano in
senso orizzontale ricavate da alberi accuratamente scelti dagli ebanisti
dell’epoca, nonchè le filettature e le decorazioni ebanizzate e a china.
4) Lo stato di conservazione e
le modalità di restauro.
Una domanda da porre al venditore:
Quanto è stato aggiunto o sottratto dalla forma originale e lastronato? E’
stata preservata la patina originale prima della lucidatura?
Un’ulteriore aspetto molto importante
è la tecnica ed il materiale usato per la finitura.
E’ gommalacca o no? E’ necessario
far mettere per iscritto dal venditore che il materiale usato per la
finitura è stata vera gommalacca.
Cos’e’ la gommalacca? E’ la sostanza
“principe” con la quale si lucidano i mobili di pregio sin dal XVII °
secolo. E’ una secrezione essiccata di un insetto che vive nelle foreste
dell’India e della Thailandia di nome Kerrialacca. Nell’antichità era
importata in Europa dai veneziani e poi dagli inglesi. Trattasi di una
resina naturale che da sempre conferisce un aspetto “caldo, naturale e
vellutato” alla superficie lignea, esaltandone le venature. La lucidatura
con gommalacca che si chiama “alla francese” è un’operazione laboriosa e
complessa, richiede una grande esperienza che oggi pochi artigiani hanno
conservato. Per lucidare un piano di un tavolo sono necessarie anche 70 ore
di lavoro, in quanto è necessario operare a “settori e per strati” con
l’ausilio di un tampone imbevuto di spirito e con sole poche gocce di
gommalacca alla volta, muovendo senza fermate il tampone fino
all’evaporazione dello spirito. Se il tampone si ferma la superficie si
opacizza immediatamente. Se possiamo misurare in 0,5 millimetri lo strato di
gommalacca da ottenere per una corretta lucidatura, si può immaginare quanto
tale lucidatura richieda tempo.
La lucidatura a gommalacca è
considerata “di standard museale” da tutti i grandi musei del mondo e
finitura necessaria per il mobile Biedermeier.
Molti antiquari e “riparatori”
incompetenti utilizzano purtroppo delle “cere” o simili, oppure delle
gommalacche “sintetiche”, di facile e rapida applicazione, vendute in
qualsiasi negozio d'hobby, che rovinano però in modo irreversibile i mobili
di pregio. Queste economiche vernici a spruzzo, sono in genere riconoscibili
perché un po' “torbide” meno translucenti e tendono a modificare il colore
naturale del legno. Inoltre siccome sono spruzzate in modo uniforme sul
mobile, nascondono le piccole irregolarità che i pezzi antichi originali
hanno, imperfezioni che accrescono la loro bellezza. Tali vernici poi,
rovinano irrimediabilmente il mobile perché per asportarle, è necessario
abradere energicamente la superficie danneggiando la patina antica.
Come riconoscere una perfetta
lucidatura a gommalacca? Al tatto il dito scorre ma è appena lievemente
frenato, con una sensazione calda e gradevole, come toccando la seta.
Osservando il mobile a luce radente, l'occhio deve vedere un riflesso simile
a quello che produce il vetro; in una lucidatura perfetta poi, non si devono
vedere i pori del legno. Il mobile appare “naturale” e “dalla calda patina”
.
Il vetro Boemo, della Slesia, dell'Austria. Dal'500 al '900. Kothgaesser,
Mohn, Bieman, Bohm. Visita una delle più belle gallerie virtuali tedesche.
Clicca su questa scritta
Lo stile Biedermeier - la storia e come riconoscerlo
Il Congresso di Vienna durò dall'ottobre del 1814 fino al giugno del 1815, e
segnò la fine di vent'anni di guerre e sofferenze continue. Dopo i travagli
dell'età napoleonica, sopravvenne un periodo di calma relativa, una pausa
dopo tanti orrori e sconvolgimenti. Deciso a salvaguardare questa rinnovata
tranquillità e ad assicurare una pace duratura, l'imperatore Francesco 1
d'Austria, al Congresso, accettò di vedere alquanto diminuita l'influenza
politica ed economica del suo regno, gettando in qualche modo le basi per il
primo fiorire del periodo Biedermeier. Quegli anni di dopoguerra furono
contrassegnati dal trionfo del conservatorismo, che sembrò trovare
espressione in una sorta di «allegria fondata sulla malinconia».
Negli anni fra il 1805 e il 1814 le guerre con la Francia napoleonica
avevano sconvolto l'assetto dell'Europa centrale, con la scomparsa di molti
principati tedeschi e la cancellazione di svariate frontiere. La Germania,
un tempo formata da un insieme di Stati sovrani, si era frantumata in una
serie di minuscoli staterelli, e si era trovata sull'orlo del disastro
politico, economico e sociale. Il Congresso di Vienna risolse il problema
con la creazione del Deutscher Bund (Confederazione tedesca), composto da
trentanove Stati indipendenti, ciascuno retto da una propria Costituzione.
Anche in Austria la situazione politica era venuta deteriorandosi.
L'aristocrazia aveva perso potere, l'economia del paese era uscita stremata
dal conflitto, e le condizioni di vita delle popolazioni si erano aggravate,
con un'allarmante diffusione della povertà. Per quanto conservatore,
Francesco I aveva compreso che il fatto di ospitare nella sua capitale una
così importante assise internazionale avrebbe conferito al suo paese un
prestigio superiore a ogni altra considerazione, e questa convinzione fu
condivisa dai suoi sudditi. Posta al centro dell'attenzione dell'intera
Europa, Vienna si preparò a godere il suo momento di gloria, e per
accogliere degnamente i suoi illustri ospiti rastrellò fondi imponendo
ulteriori tasse. L'idea che il Congresso avrebbe risolto tutte le dispute
intorno ai diritti usurpati e alle terre sottratte ai loro legittimi sovrani
contribuì a diffondere un clima di euforia e di entusiastica attesa in tutte
le classi sociali. La pace s'impose a ogni cittadino come il primo dei
doveri, e ciascuno si convinse che il Congresso ne avrebbe fissato le
necessarie condizioni.
I cittadini dell'Impero austriaco erano sottoposti all'occhiuta sorveglianza
del principe Clemens von Metternich, che era stato nominato ministro degli
Esteri da Francesco I nel luglio 1809.
La politica del principe perseguiva l'obiettivo di mantenere la coesione
europea con la repressione di tutte le spinte nazionaliste e liberali, e
alla base della sua attività diplomatica cera l'idea che l'equilibrio del
continente dovesse essere assicurato per mezzo di un sistema di alleanze.
Nel 1805, appena ventottenne, Metternich era stato inviato a Dresda
dall'imperatore, e di lì aveva spedito un rapporto nel quale si leggeva: «La
potenza della Francia deve essere ridimensionata; l'Austria e la Prussia
devono dimenticare il loro recente passato ( ... ) non la rivalità, ma la
cooperazione è la loro naturale politica. Un equilibrio sarà possibile solo
con la creazione di una forte Europa centrale spalleggiata dall'Inghilterra
... ».
Metternich era ostinato nelle sue convinzioni, e le sostenne tenacemente
durante il difficile periodo che seguì. Pur non essendo riuscito a creare
un'Europa unita, rimase al suo posto di ministro degli Esteri fino al 1848,
quando la rivoluzione scoppiata in Austria, Germania, Francia e Italia lo
costrinse a dimettersi e a cercare rifugio in Inghilterra.
Nei lunghi anni del suo potere, il principe era sempre riuscito a soffocare
i tentativi rivoluzionari applicando una rigida censura politica, governando
con mano di ferro e reprimendo con ogni mezzo tutte le ideologie liberali.
Egli partiva dal presupposto che la prosperità economica avrebbe tenuto la
borghesia lontana dalle questioni politiche, e in effetti il suo
autoritarismo in un primo momento incontrò scarsa opposizione. In seguito,
però, con l’aumentare e il rafforzarsi dei ceti medi divenne sempre più
difficile imporre misure repressive. Dopo il 1830 la rivoluzione
industriale, che andava diffondendosi in tutta l'Europa, interessò anche la
Germania e l'Austria, alimentando la crescita di una borghesia sempre più
insofferente di vincoli e controlli. E’ significativo che gli anni del
regime repressivo di Metternich, 1815-1848, coincidano con il periodo
Biedermeier. All'inizio e alla fine del suo sviluppo, gli effetti della
rivoluzione industriale e dei progressi tecnologici ed economici
modificarono profondamente la mentalità e i gusti della borghesia. La
passiva accettazione del conservatorismo dovette confrontarsi con un periodo
di rapido mutamento sociale, con una borghesia sempre più pronta a sfidare
l'autoritarismo del potere politico e una classe lavoratrice che vedeva
progressivamente abbassarsi il proprio livello di vita.
Una svolta decisiva si ebbe allorché, alla morte di Francesco I, nel 1835
salì al trono imperiale il figlio Ferdinando, debole e indeciso. A quel
punto, tutti i problemi che il precedente sovrano aveva accantonato e
lasciati irrisolti riemersero finché nel 1848 i ceti medi e proletari non
pretesero il riconoscimento dei loro diritti e un atteggiamento più
realistico verso le riforme politiche e sociali. La filosofia Biedermeier, e
i gusti sobri nei quali si era espressa, finì in tal modo con lo scomparire.
Da un assetto sociale sostanzialmente ingiusto era nata una generazione di
ribelli, alimentata dalla massa di lavoratori che affluivano dalle province
in cerca di lavoro e si ammassavano nelle squallide periferie urbane a
morire d'inedia. Lo stato d'animo generale inclinò alla depressione; il
numero dei suicidi prese ad aumentare in misura allarmante, ed ebbe inizio
un periodo di sommovimenti.
La pessimistica rassegnazione che aveva contrassegnato quegli anni esplose
nelle rivoluzioni del marzo 1848, che misero fine all'epoca Biedermeier,
anche se il sistema politico messo a punto dal Congresso di Vienna nel 1815
non subì sostanziali modifiche e la mappa politica d'Europa rimase in
pratica immutata per altri cento anni.
Le peculiarità dello stile
A Vienna le case o gli appartamenti erano di piccole dimensioni, ideate e
proporzionate per l'intimità della famiglia. In genere erano composte da
diverse stanze, ciascuna con una propria funzione. Il centro della casa era
il salotto, subito seguito, nell'ordine, dalla sala da pranzo, nella quale
si riuniva tutta la famiglia. I genitori e i figli avevano camere da letto
separate. In più, la moglie disponeva di uno spogliatoio, mentre il marito
aveva uno studio. C'erano inoltre le stanze della servitù.
Nel 1815 Vienna era ancora cinta da mura, sulle quali dominava la guglia
gotica della cattedrale di Santo Stefano. Dall'alto si vedevano gli stretti
vicoli che si intersecavano senza un disegno preciso, e di rado la luce del
sole riusciva a penetrarvi oltre le finestre dei piani più alti. C'erano
anche piazze e spazi verdi, ma le carrozze che percorrevano le strade
costringevano i pedoni a camminare rasente ai muri. Le botteghe erano in
genere minuscole, e ogni edificio (con la sola eccezione, forse, dei palazzi
e delle chiese) sembrava costruito in scala ridotta. La città appariva
gremita di folla, e dovunque si respirava un'atmosfera gaia e festosa: i
caffè e i teatri attiravano i cittadini, e nella periferia che si stendeva
fuori delle mura non mancavano i luoghi di riunione e di festa,le osterie e,
più oltre, i boschetti nei quali i cittadini potevano tranquillamente
passeggiare.

dettaglio quadro orologio, Vienna 1820 - clicca sulla foto per vederlo
meglio
All’interno della casa ogni membro della famiglia aveva i propri interessi,
un hobby o un passatempo, sicché la zona riservata a queste attività e
arredata di conseguenza acquistò una certa importanza nella fisionomia
complessiva dell'abitazione. Per esempio il padrone di casa riservava alla
propria libreria un angolo del salotto, nel quale sistemava lo scaffale
(normalmente chiuso con antine a vetri per proteggere i volumi dalla
polvere) e una comoda poltrona, e lì si installava per sovrintendere agli
affari di famiglia.

libreria, Vienna 1800 c.a - clicca sulla foto per vederla meglio
A sua volta la moglie disponeva di una propria parte del
locale, dove sedeva in una poltroncina davanti a un tavolino da lavoro. La
casalinga Biedermeier svolgeva con estrema cura le sue mansioni, tra le
quali c'era anche la produzione di piccoli oggetti per la casa, e così il
suo angolo di lavoro finiva col diventare un piccolo laboratorio, dove sì
ricamava e lavorava all'uncinetto.
.jpg)
Joseph Danhauser Vienna 1820 c.a - tavolino da lavoro - clicca sulla foto
per i dettagli
Le altre piccole attività familiari andavano dal disbrigo della
corrispondenza alla redazione di diari personali, fino alla cura degli album
di poesie e di disegno, cui ci si dedicava quietamente seduti davanti a un
piccolo secrétaire a ribalta, posto contro una parete o su un tavolino
adibito a scrittoio. Tutta l'attività della famiglia Biedermeier, dalle
riunioni musicali ai salotti letterari e alla coltivazione dei propri
piccoli interessi, finiva con lo svolgersi in un'unica stanza, secondo quel
modello dì vita, improntato alla massima semplicità, che lo scrittore
Adalbert Stifter (1805-68) descrisse nel suo romanzo Der Nachsommer (La
tarda estate, 1857) come un ordine armonioso di «puri affetti familiari»,
ispirato «alla più grande felicità, una felicità che si direbbe
inesauribile».

Vienna 1820 c.a - Secretaire biedermeier - Clicca per i
dettagli Vienna
1820 c.a - Scrivania Biedermeier (Principessa Sissi antichità)
I mobili Biedermeier venivano prodotti per la casa, ed erano funzionali,
sobri e semplici. Erano fatti per viverci in mezzo, per sedervisi e per
poter essere spostati facilmente (vedi ad esempio i tavoli a vela).

Magnifico tavolo a vela in piuma di ciliegio forse di
Joseph Danhauser. Vienna 1820 (Principessa Sissi
antichità)
La flessibilità era un requisito
essenziale per lo stile di vita dei ceti medi, per cui la disposizione dei
mobili nelle stanze non poteva essere stabile. C'era una profonda
differenza rispetto a un modo di abitare per il quale ogni camera diventava
un palcoscenico, e ciò aumentava la richiesta di forme diverse dì
arredamento, nelle quali ì vari pezzi potessero combinarsi fra loro in modo
da venire incontro a esigenze differenziate. E l'artigiano Biedermeier
provvedeva a soddisfare questa richiesta con una quantità di soluzioni
innovative.
Non c'erano allora, come si era verificato nel periodo dello stile Impero,
artisti e architetti che disegnavano mobili. L'ebanista Biedermeier
provvedeva da sé a progettare i propri pezzi e a eseguirli.


Tavolo da The di Andreas Pfeffer.
Vienna 1820. (Principessa Sissi antichità)
Disegno originale di Andreas Pfeffer.
Vienna Museo Arti Applicate
Né gli mancavano
le capacità, poiché durante il periodo di apprendistato (tre o quattro anni)
era vissuto nella famiglia del maestro, e aveva imparato da lui gli aspetti
tecnici e artistici del mestiere, sottoponendo tanto i propri disegni quanto
i mobili eseguiti al suo severo giudizio. Per ispirarsi, gli ebanisti
avevano a disposizione una quantità di fonti. I campionari e le riviste di
settore venivano consultati spesso, ma era comunque importante che ciascuno
progettasse i propri mobili da sé.
Al termine del periodo di apprendistato, il giovane ebanista si impiegava
come lavorante presso un artigiano già affermato, al fine di perfezionare le
proprie capacità. Dato che i mobili venivano prodotti per un mercato
abbastanza vasto, nel quale agiva una forte concorrenza, tutti erano
costretti a sfornare di continuo nuove proposte formali, sicché gli
artigiani già affermati ricorrevano ai più giovani aiutanti per trovare
soluzioni inedite. Spesso questo.periodo di perfezionamento durava due o tre
anni, in capo ai quali si poteva affrontare l'esame per diventare maestri
artigiani, consistente nella progettazione e nella produzione di un mobile
in quattro settimane.
Di solito i lavoranti sceglievano come prova d'esame la costruzione di un
secrétaire, sebbene si potesse anche proporre uno scrittoio o un cassettone.
In ogni caso bisognava che il pezzo avesse la giusta impiallacciatura,
l'ossatura fosse realizzata in un legno non pregiato - di norma pino - e le
parti componenti avessero una struttura squadrata tale da facilitare il
montaggio. Lo stile Biedermeier esigeva semplici forme geometriche, e gli
artigiani prediligevano strutture simmetriche e superfici piane, che
consentivano un'agevole impiallacciatura. Il fondo era costituito da tavole
incollate in modo da formare un piano largo e ben piallato, sul quale si
stendeva il rivestimento, e questo sistema costruttivo, che impediva le
deformazioni del materiale, serviva anche a nascondere il fatto che sotto
l'impiallacciatura non c'era un'unica tavola, ma solo una serie di assi
incollate fra loro.
La decorazione delle superfici era in genere affidata alle venature del
rivestimento, che venivano accostate (attenzione, i lastroni sempre
specchiati, di larghezza non superiore al fusto dell'albero) in modo da formare, per affinità o
contrasto, un bel disegno. Era qui che il lavorante poteva esercitare la sua
creatività, operando con fantasia su superfici ampie e aperte come un
artista sulla tela.
.jpg)
Vienna 1810 c.a - Comò lastronato in piuma di noce -
Museale armadio lastronato in piuma di ciliegio - Clicca per i dettagli
Quanto più sottile era l’impiallacciatura, tanto più
semplici risultavano gli accoppiamenti destinati a rendere omogenei e
armoniosi lo schema delle venature e il disegno generale del mobile. Per far
ciò, si aveva cura di ricavare dallo stesso albero tutte le impiallacciature
occorrenti per un singolo pezzo. Se superava l'esame, il lavorante diventava
maestro artigiano a pieno titolo, e acquisiva il diritto di esercitare il
mestiere per proprio conto, dando a sua volta lavoro ad apprendisti e operai
in una bottega tutta sua.
Alcune ricerche effettuate negli
archivi di Magonza, che nel Settecento era un centro assai noto per i suoi
bei mobili, ci danno un'idea dei salari corrisposti agli apprendisti e ai
lavoranti, nonché dei prezzi richiesti per i vari pezzi. Il lavorante Rau
(che era stato assunto per un anno dalla ditta Knussman) così riferisce
nelle sue memorie: «Lavoravamo dalle cinque del mattino fino alle sette di
sera. Un falegname specializzato nella costruzione di sedie ne ha fatte 36,
intagliate e lucidate, in 33 giorni, guadagnando 1 tallero (equivalente a 1
gulden e 10 kreutzer) al giomo».1 Oggi un gulden varrebbe all'incirca
trentamila lire. Per avere un'idea del valore dei mobili si pensi che una
sedia in radica consegnata al castello di Linch era costata 11 gulden,
mentre un tavolino da tè in noce, fabbricato a Magonza nel 1830, ne costava
48, che potevano però diventare 66 se il legno usato era il mogano.
Dagli stessi archivi apprendiamo che il
maestro artigiano Knussman, calcolando il prezzo dei mobili per il castello
da caccia di Platte, nei pressi di Wiesbaden, valutava il costo della mano
d'opera in 1 gulden e 30 kreutzer al giorno, mentre un lavorante medio come
Rau percepiva un salario di soli 36 kreutzer. La componente economica
ebbe un suo peso anche nella fabbrìcazione dei pezzi negli anni della
ricostruzione dopo le guerre napoleoniche. Di solito, gli artigiani
sceglievano i legni dai colori più chiari provenienti dagli alberi da frutto
della loro zona. In Austria e in Baviera erano comuni il ciliegio e il noce;
nella Germania settentrionale la betulla; nelle zone centrali e orientali
austriache e tedesche il frassino, tutti materiali le cui calde sfumature,
unite all'eleganza delle venature, valorizzavano le linee semplici e sobrie
dello stile Biedermeier.
Nella scelta del legno non contava tuttavia solo la facile reperibilità. Un
legno d'importazione come il mogano era costoso e raro e quindi veniva usato
di rado nella fasi iniziali dello stile Biedermeier. Senza contare che,
trattandosi del materiale favorito per i mobili in stile Impero, esso venne
inizialmente trascurato proprio per questo motivo. Per giunta, tutti i legni
esotici provenienti dal Sudamerica e dai Caraibi, molto usati dagli ebanisti
inglesi, non poterono entrare nel continente finché durò il blocco navale
intorno all'Impero napoleonico, cioè dal 1806 sino alla sconfitta e
all'esilio dell'imperatore.
La fine del periodo
Per tutto il periodo Biedermeier si ebbe
sempre cura di accrescere e migliorare l'istruzione degli artigiani, e
questa fu una preoccupazione costante dei maestri ebanisti. Le esposizioni
annuali di mobili, che si tenevano nelle grandi città come nelle cittadine
di provincia, stimolavano l'emulazione e favorivano la conoscenza delle
ultime novità tecniche e stilistiche non solo fra gli addetti ai lavori, ma
anche nel grosso pubblico. In occasione di queste manifestazioni si facevano
confronti e valutazioni, si assegnavano premi e si giudicava della bontà
delle nuove invenzioni. L'esame dei vari pezzi era sempre accurato, e le
discussioni intorno ai progressi tecnici continuavano sui giornali e nelle
pubblicazioni specializzate. Non c'è perciò da stupirsi che la produzione
degli arredamenti Biedermeier abbia conosciuto uno sviluppo tanto rapido.
Intorno al 1830, però, le
caratteristiche dello stile presero a scostarsi sempre di più dalla
tradizionale austerità dei primi tempi. Vennero affermandosi nuovi modelli
formali, più audaci e originalì, con un'accentuazione della sagomatura dei
supporti e la tendenza a indulgere su un disegno più elaborato e puramente
decorativo, ai limiti del capriccio. L'antica semplicità del Biedermeier
andava svanendo. Gli aspetti funzionali vennero sacrificati in nome
dell'innovazione. La purezza dello stile venne sostituita da forme a bulbo,
da sinuose arricciature, dagli intagli, dagli ovoli e da zampe e pioli di
schienali decisamente affusolati.
Guarda l'evoluzione dello stile (P.S. Considera che il rapporto di valore
fra oggetti analoghi integri dal 1810 al 1830 e dal 1830 al 1850 è in media
di 3 a 1) :

Vienna 1815 ca.
Una di 5 sedie
Vienna 1825 c.a Coppia di sedie
Vienna 1835 c.a coppia di sedie (Biedermeier maturo)

Vienna 1810 c.a Libreria in noce (Venduta)
Vienna 1835 Libreria in piuma di frassino
La tendenza all'arrotondamento delle
sagome si fece addirittura esasperata, dal 1848 in poi, man mano che si
venivano sperimentando macchinari e procedimenti più avanzati. Ora si poteva
procedere alla piegatura di sottili strisce di legno, alla loro incollatura
in una curva continua e all'applicazione dell'impiallacciatura con una
lavorazione eseguita completamente a macchina, sicché il gusto per le linee
ricurve conobbe una diffusione tale da far pensare a una rinascita del
Rococò.
In questa trasformazione dello stile
Biedermeier, un ruolo di spicco ebbe Michael Thonet.
Emigrato a Vienna nel 1842, a
quarantasei anni, dopo aver lasciato Boppard, il suo nativo paesello sul
Reno, Thonet aveva messo a punto una tecnica per la curvatura del legno col
vapore, che gli aveva consentito di fabbricare in serie sedie e poltroncine
rimaste in produzione fino all'alba del Novecento. Tutto l'Impero
austro-ungarico venne rifornito delle sue sedie in legno curvato, sicché il
suo mobilificio fu il primo ad assumere dimensioni industriali. Per molti
aspetti i mobili di Thonet rimanevano a cavallo fra il vecchio e il nuovo
stile, con un robusto nucleo di semplicità tipicamente Biedermeier. Oggi i
mobili da lui disegnati, come quelli Biedermeier, di una straordinaria
eleganza e semplicita’, costituiscono, delle componenti d’arredo
ricercatissime e d’alto pregio, di incredibile attualita’ per le linee
sobrie e per l’uso maestrale delle essenze come unica caratteristica
decorativa.
Si tratta di uno stile di incredibile modernita’ e semplicita’ la cui
bellezza e’ sottolineata dal sapiente uso del materiale ligneo, le cui
linee, sono tuttora prese come spunto dai piu’ grandi architetti e desiner
contemporanei (vedi i modelli Thonet moderni, uguali agli originali e sempre
attuali) .
Tale stile e’ stato espressione dello stile di vita della nascente classe
borghese dal periodo della Restaurazione in poi, una classe che anelava ad
una casa propria, anche se modesta, dove stare, leggere, dormire, nel
proprio guscio personale e senza fanfare. Se fu l’estrema trasformazione
dell’Impero, fu anche il primo a concepire l’arredamento come “confort
necessario”. Fu lo stile che rappresento’ al meglio la vita famigliare nella
sua intimita’ attraverso dipinti che ritraevano ogni aspetto della semplice
vita domestica. Lo stile Biedermeier ha costituito l’espressione di una
mentalita’ “pratica, domestica e essenziale” dove, nell’uso dei legni chiari senza eccesso di addobbi si
intravedeva la “trasparenza e l’onesta” del cittadino dell’epoca (Bieder
Meier, che tradotto letteralmente significa “onesto fattore”).
Questo documento, è
coperto da diritti d'autore. Ogni copia e diffusione mediatica a scopo di
lucro non autorizzata, verrà perseguita a norma di legge.
Il vetro Boemo, della Slesia, dell'Austria. Dal'500 al '900.
Kothgaesser, Mohn, Bieman, Bohm. Visita una delle più belle gallerie
virtuali tedesche. Clicca su questa
scritta
Scopri chi era Joseph Ulrich Danhauser. Clicca su questa scritta
Leggi l'articolo del quotidiano"Il sole 24 ore" che consiglia
l'investimento in mobili biedermeier. Clicca su questa scritta
Leggi l'articolo nel New York Times che consiglia l'investimento
e l'attualità degli oggetti d'arte del periodo biedermeier.
Clicca su questa scritta (in lingua inglese)
Un'altra bella recensione del "sole 24
ore" sul Biedermeier.
Clicca su questa scritta
PUBBLICITA' COMPARATIVA:
Guarda, cliccando su questa scritta, che valutazioni già
raggiunge il Biedermeier negli Stati Uniti. Per questo motivo è
un ottimo investimento. Compara la nostra qualità e i nostri
prezzi, di gran lunga migliori, rispetto a quelli praticati da
una delle più prestigiose gallerie Newyorkesi.
Osserva la "modernità" dello stile
biedermeier. La sedia a sinistra (non in vendita - coperta da diritti
d'autore- già pubblicata da Promosedia s.p.a.
e Sudio Archirivolto- visualizzata solo a scopo illustrativo) è la
vincitrice del premio "sedia dell'anno 2008". Guarda come le nostre
sedie biedermeier originali a fianco, che sono state concepite 200 anni fa,
siano altrettanto e incredibilmente "moderne" nella linea.

Osserva il confronto fra questi due oggetti (nostra ricostruzione
fotografica):
A sinistra, un tavolo di moderna produzione dal prestigioso design,
disegnato negli anni '50 dal famoso architetto Saarinen. A destra un
nostro tavolo originale impero - primo biedermeier viennese del 1810 c.a
(vedi nella sezione "tavoli da salotto" di questo sito). E' incredibile ed
evidente la modernità del biedermeier viennese, come è anche evidente che il
designer contemporaneo ad esso s'è ispirato.

Immagina un bel secretaire biedermeier viennese del 1820
dalla calda patina, inserito in un arredamento moderno di
designer, al posto di un "freddo" televisore al plasma:

Torna
alle foto dei nostri oggetti e alla nostra galleria
|