Galleria d'arte "Principessa Sissi" Antichità s.a.s.
 Via Gemona 10\12
 33100 Udine (Italia, Italien, Italy)

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Lo stile Biedermeier - le caratteristiche e come riconoscerlo

 

 

Il Congresso di Vienna durò dall'ottobre del 1814 fino al giugno del 1815, e segnò la fine di vent'anni di guerre e sofferenze continue. Dopo i travagli dell'età napoleonica, sopravvenne un periodo di calma relativa, una pausa dopo tanti orrori e sconvolgimenti. Deciso a salvaguardare questa rinnovata tranquillità e ad assicurare una pace duratura, l'imperatore Francesco 1 d'Austria, al Congresso, accettò di vedere alquanto diminuita l'influenza politica ed economica del suo regno, gettando in qualche modo le basi per il primo fiorire del periodo Biedermeier. Quegli anni di dopoguerra furono contrassegnati dal trionfo del conservatorismo, che sembrò trovare espressione in una sorta di «allegria fondata sulla malinconia».

 

Negli anni fra il 1805 e il 1814 le guerre con la Francia napoleonica avevano sconvolto l'assetto dell'Europa centrale, con la scomparsa di molti principati tedeschi e la cancellazione di svariate frontiere. La Germania, un tempo formata da un insieme di Stati sovrani, si era frantumata in una serie di minuscoli staterelli, e si era trovata sull'orlo del disastro politico, economico e sociale. Il Congresso di Vienna risolse il problema con la creazione del Deutscher Bund (Confederazione tedesca), composto da trentanove Stati indipendenti, ciascuno retto da una propria Costituzione.

 

Anche in Austria la situazione politica era venuta deteriorandosi. L'aristocrazia aveva perso potere, l'economia del paese era uscita stremata dal conflitto, e le condizioni di vita delle popolazioni si erano aggravate, con un'allarmante diffusione della povertà. Per quanto conservatore, Francesco I aveva compreso che il fatto di ospitare nella sua capitale una così importante assise internazionale avrebbe conferito al suo paese un prestigio superiore a ogni altra considerazione, e questa convinzione fu condivisa dai suoi sudditi. Posta al centro dell'attenzione dell'intera Europa, Vienna si preparò a  godere il suo momento di gloria, e per accogliere degnamente i suoi illustri ospiti rastrellò fondi imponendo ulteriori tasse. L'idea che il Congresso avrebbe risolto tutte le dispute intorno ai diritti usurpati e alle terre sottratte ai loro legittimi sovrani contribuì a diffondere un clima di euforia e di entusiastica attesa in tutte le classi sociali. La pace s'impose a ogni cittadino come il primo dei doveri, e ciascuno si convinse che il Congresso ne avrebbe fissato le necessarie condizioni.

 

I cittadini dell'Impero austriaco erano sottoposti all'occhiuta sorveglianza del principe Clemens von Metternich, che era stato nominato ministro degli Esteri da Francesco I nel luglio 1809.

 

La politica del principe perseguiva l'obiettivo di mantenere la coesione europea con la repressione di tutte le spinte nazionaliste e liberali, e alla base della sua attività diplomatica cera l'idea che l'equilibrio del continente dovesse essere assicurato per mezzo di un sistema di alleanze. Nel 1805, appena ventottenne, Metternich era stato inviato a Dresda dall'imperatore, e di lì aveva spedito un rapporto nel quale si leggeva: «La potenza della Francia deve essere ridimensionata; l'Austria e la Prussia devono dimenticare il loro recente passato ( ... ) non la rivalità, ma la cooperazione è la loro naturale politica. Un equilibrio sarà possibile solo con la creazione di una forte Europa centrale spalleggiata dall'Inghilterra ... ».

 

Metternich era ostinato nelle sue convinzioni, e le sostenne tenacemente durante il difficile periodo che seguì. Pur non essendo riuscito a creare un'Europa unita, rimase al suo posto di ministro degli Esteri fino al 1848, quando la rivoluzione scoppiata in Austria, Germania, Francia e Italia lo costrinse a dimettersi e a cercare rifugio in Inghilterra.

 

Nei lunghi anni del suo potere, il principe era sempre riuscito a soffocare i tentativi rivoluzionari applicando una rigida censura politica, governando con mano di ferro e reprimendo con ogni mezzo tutte le ideologie liberali. Egli partiva dal presupposto che la prosperità economica avrebbe tenuto la borghesia lontana dalle questioni politiche, e in effetti il suo autoritarismo in un primo momento incontrò scarsa opposizione. In seguito, però, con l’aumentare e il rafforzarsi dei ceti medi divenne sempre più difficile imporre misure repressive. Dopo il 1830 la rivoluzione industriale, che andava diffondendosi in tutta l'Europa, interessò anche la Germania e l'Austria, alimentando la crescita di una borghesia sempre più insofferente di vincoli e controlli.  E’ significativo che gli anni del regime repressivo di Metternich, 1815-1848, coincidano con il periodo Biedermeier. All'inizio e alla fine del suo sviluppo, gli effetti della rivoluzione industriale e dei progressi tecnologici ed economici modificarono profondamente la mentalità e i gusti della borghesia. La passiva accettazione del conservatorismo dovette confrontarsi con un periodo di rapido mutamento sociale, con una borghesia sempre più pronta a sfidare l'autoritarismo del potere politico e una classe lavoratrice che vedeva progressivamente abbassarsi il proprio livello di vita.

 

Una svolta decisiva si ebbe allorché, alla morte di Francesco I, nel 1835 salì al trono imperiale il figlio Ferdinando, debole e indeciso. A quel punto, tutti i problemi che il precedente sovrano aveva accantonato e lasciati irrisolti riemersero finché nel 1848 i ceti medi e proletari non pretesero il riconoscimento dei loro diritti e un atteggiamento più realistico verso le riforme politiche e sociali. La filosofia Biedermeier, e i gusti sobri nei quali si era espressa, finì in tal modo con lo scomparire. Da un assetto sociale sostanzialmente ingiusto era nata una generazione di ribelli, alimentata dalla massa di lavoratori che affluivano dalle province in cerca di lavoro e si ammassavano nelle squallide periferie urbane a morire d'inedia. Lo stato d'animo generale inclinò alla depressione; il numero dei suicidi prese ad aumentare in misura allarmante, ed ebbe inizio un periodo di sommovimenti.

 

La pessimistica rassegnazione che aveva contrassegnato quegli anni esplose nelle rivoluzioni del marzo 1848, che misero fine all'epoca Biedermeier, anche se il sistema politico messo a punto dal Congresso di Vienna nel 1815 non subì sostanziali modifiche e la mappa politica d'Europa rimase in pratica immutata per altri cento anni.

 

 

Le caratteristiche dello stile

                

 

A Vienna le case o gli appartamenti erano di piccole dimensioni, ideate e proporzionate per l'intimità della famiglia. In genere erano composte da diverse stanze, ciascuna con una propria funzione. Il centro della casa era il salotto, subito seguito, nell'ordine, dalla sala da pranzo, nella quale si riuniva tutta la famiglia. I genitori e i figli avevano camere da letto separate. In più, la moglie disponeva di uno spogliatoio, mentre il marito aveva uno studio. C'erano inoltre le stanze della servitù.

 

Nel 1815 Vienna era ancora cinta da mura, sulle quali dominava la guglia gotica della cattedrale di Santo Stefano. Dall'alto si vedevano gli stretti vicoli che si intersecavano senza un disegno preciso, e di rado la luce del sole riusciva a penetrarvi oltre le finestre dei piani più alti. C'erano anche piazze e spazi verdi, ma le carrozze che percorrevano le strade costringevano i pedoni a camminare rasente ai muri. Le botteghe erano in genere minuscole, e ogni edificio (con la sola eccezione, forse, dei palazzi e delle chiese) sembrava costruito in scala ridotta. La città appariva gremita di folla, e dovunque si respirava un'atmosfera gaia e festosa: i caffè e i teatri attiravano i cittadini, e nella periferia che si stendeva fuori delle mura non mancavano i luoghi di riunione e di festa,le osterie e, più oltre, i boschetti nei quali i cittadini potevano tranquillamente passeggiare.

dettaglio quadro orologio, Vienna 1820 - clicca sulla foto per vederlo meglio  

All’interno della casa ogni membro della famiglia aveva i propri interessi, un hobby o un passatempo, sicché la zona riservata a queste attività e arredata di conseguenza acquistò una certa importanza nella fisionomia complessiva dell'abitazione. Per esempio il padrone di casa riservava alla propria libreria un angolo del salotto, nel quale sistemava lo scaffale (normalmente chiuso con antine a vetri per proteggere i volumi dalla polvere) e una comoda poltrona, e lì si installava per sovrintendere agli affari di famiglia.

libreria, Vienna 1800 c.a - clicca sulla foto per vederla meglio

 

A sua volta la moglie disponeva di una propria parte del locale, dove sedeva in una poltroncina davanti a un tavolino da lavoro. La casalinga Biedermeier svolgeva con estrema cura le sue mansioni, tra le quali c'era anche la produzione di piccoli oggetti per la casa, e così il suo angolo di lavoro finiva col diventare un piccolo laboratorio, dove sì ricamava e lavorava all'uncinetto.

 

Joseph Danhauser Vienna 1820 c.a - tavolino da lavoro - clicca sulla foto per i dettagli

 

 Le altre piccole attività familiari andavano dal disbrigo della corrispondenza alla redazione di diari personali, fino alla cura degli album di poesie e di disegno, cui ci si dedicava quietamente seduti davanti a un piccolo secrétaire a ribalta, posto contro una parete o su un tavolino adibito a scrittoio. Tutta l'attività della famiglia Biedermeier, dalle riunioni musicali ai salotti letterari e alla coltivazione dei propri piccoli interessi, finiva con lo svolgersi in un'unica stanza, secondo quel modello dì vita, improntato alla massima semplicità, che lo scrittore Adalbert Stifter (1805-68) descrisse nel suo romanzo Der Nachsommer (La tarda estate, 1857) come un ordine armonioso di «puri affetti familiari», ispirato «alla più grande felicità, una felicità che si direbbe inesauribile».

 

                                                                  

Vienna 1820 c.a - Secretaire biedermeier - Clicca per i dettagli           Vienna 1820 c.a - Tavolo scrittoio - Clicca per i dettagli

 

 

I mobili Biedermeier venivano prodotti per la casa, ed erano funzionali, sobri e semplici. Erano fatti per viverci in mezzo, per sedervisi e per poter essere spostati facilmente (vedi ad esempio i tavoli a vela).

 

Vienna 1820 c.a - Tavolo a vela spostabile di Andreas Pfeffer - Clicca per i dettagli

 La flessibilità era un requisito essenziale per lo stile di vita dei ceti medi, per cui la disposizione dei mobili nelle stanze non poteva essere stabile. C'era una profonda differenza rispetto a un modo di abitare per il quale ogni camera diventava un palcoscenico, e ciò aumentava la richiesta di forme diverse dì arredamento, nelle quali ì vari pezzi potessero combinarsi fra loro in modo da venire incontro a esigenze differenziate. E l'artigiano Biedermeier provvedeva a soddisfare questa richiesta con una quantità di soluzioni innovative.

 

Non c'erano allora, come si era verificato nel periodo dello stile Impero, artisti e architetti che disegnavano mobili. L'ebanista Biedermeier provvedeva da sé a progettare i propri pezzi e a eseguirli.

 

Joseph Danhauser - Tavolo da te n.20    Clicca sulla foto per i dettagli

Joseph Danhauser - Tavolo da te n.20 - Disegno originale -MAK Vienna

    

 

Né gli mancavano le capacità, poiché durante il periodo di apprendistato (tre o quattro anni) era vissuto nella famiglia del maestro, e aveva imparato da lui gli aspetti tecnici e artistici del mestiere, sottoponendo tanto i propri disegni quanto i mobili eseguiti al suo severo giudizio. Per ispirarsi, gli ebanisti avevano a disposizione una quantità di fonti. I campionari e le riviste di settore venivano consultati spesso, ma era comunque importante che ciascuno progettasse i propri mobili da sé.

 

Al termine del periodo di apprendistato, il giovane ebanista si impiegava come lavorante presso un artigiano già affermato, al fine di perfezionare le proprie capacità. Dato che i mobili venivano prodotti per un mercato abbastanza vasto, nel quale agiva una forte concorrenza, tutti erano costretti a sfornare di continuo nuove proposte formali, sicché gli artigiani già affermati ricorrevano ai più giovani aiutanti per trovare soluzioni inedite. Spesso questo.periodo di perfezionamento durava due o tre anni, in capo ai quali si poteva affrontare l'esame per diventare maestri artigiani, consistente nella progettazione e nella produzione di un mobile in quattro settimane.

 

Di solito i lavoranti sceglievano come prova d'esame la costruzione di un secrétaire, sebbene si potesse anche proporre uno scrittoio o un cassettone. In ogni caso bisognava che il pezzo avesse la giusta impiallacciatura, l'ossatura fosse realizzata in un legno non pregiato - di norma  pino - e le parti componenti avessero una struttura squadrata tale da facilitare il montaggio. Lo stile Biedermeier esigeva semplici forme geometriche, e gli artigiani prediligevano strutture simmetriche e superfici piane, che consentivano un'agevole impiallacciatura. Il fondo era costituito da tavole incollate in modo da formare un piano largo e ben piallato, sul quale si stendeva il rivestimento, e questo sistema costruttivo, che impediva le deformazioni del materiale, serviva anche a nascondere il fatto che sotto l'impiallacciatura non c'era un'unica tavola, ma solo una serie di assi incollate fra loro.

 

La decorazione delle superfici era in genere affidata alle venature del rivestimento, che venivano accostate (attenzione, i lastroni sempre specchiati, di larghezza non superiore al fusto dell'albero) in modo da formare, per affinità o contrasto, un bel disegno. Era qui che il lavorante poteva esercitare la sua creatività, operando con fantasia su superfici ampie e aperte come un artista sulla tela.

 

                                                                                              

Vienna 1810 c.a - Comò lastronato in piuma di noce -  Clicca per i dettagli -  Museale armadio in piuma di ciliegio. Vienna 1815

 

 Quanto più sottile era  l’impiallacciatura, tanto più semplici risultavano gli accoppiamenti destinati a rendere omogenei e armoniosi lo schema delle venature e il disegno generale del mobile. Per far ciò, si aveva cura di ricavare dallo stesso albero tutte le impiallacciature occorrenti per un singolo pezzo. Se superava l'esame, il lavorante diventava maestro artigiano a pieno titolo, e acquisiva il diritto di esercitare il mestiere per proprio conto, dando a sua volta lavoro ad apprendisti e operai in una bottega tutta sua.

 

 Alcune ricerche effettuate negli archivi di Magonza, che nel Settecento era un centro assai noto per i suoi bei mobili, ci danno un'idea dei salari corrisposti agli apprendisti e ai lavoranti, nonché dei prezzi richiesti per i vari pezzi. Il lavorante Rau (che era stato assunto per un anno dalla ditta Knussman) così riferisce nelle sue memorie: «Lavoravamo dalle cinque del mattino fino alle sette di sera. Un falegname specializzato nella costruzione di sedie ne ha fatte 36, intagliate e lucidate, in 33 giorni, guadagnando 1 tallero (equivalente a 1 gulden e 10 kreutzer) al giomo».1 Oggi un gulden varrebbe all'incirca trentamila lire. Per avere un'idea del valore dei mobili si pensi che una sedia in radica consegnata al castello di Linch era costata 11 gulden, mentre un tavolino da tè in noce, fabbricato a Magonza nel 1830, ne costava 48, che potevano però diventare 66 se il legno usato era il mogano.

 

Dagli stessi archivi apprendiamo che il maestro artigiano Knussman, calcolando il prezzo dei mobili per il castello da caccia di Platte, nei pressi di Wiesbaden, valutava il costo della mano d'opera in 1 gulden e 30 kreutzer al giorno, mentre un lavorante medio come Rau percepiva un salario di soli 36 kreutzer. La componente economica ebbe un suo peso anche nella fabbrìcazione dei pezzi negli anni della ricostruzione dopo le guerre napoleoniche. Di solito, gli artigiani sceglievano i legni dai colori più chiari provenienti dagli alberi da frutto della loro zona. In Austria e in Baviera erano comuni il ciliegio e il noce; nella Germania settentrionale la betulla; nelle zone centrali e orientali austriache e tedesche il frassino, tutti materiali le cui calde sfumature, unite all'eleganza delle venature, valorizzavano le linee semplici e sobrie dello stile Biedermeier.

 

Nella scelta del legno non contava tuttavia solo la facile reperibilità. Un legno d'importazione come il mogano era costoso e raro e quindi veniva usato di rado nella fasi iniziali dello stile Biedermeier. Senza contare che, trattandosi del materiale favorito per i mobili in stile Impero, esso venne inizialmente trascurato proprio per questo motivo. Per giunta, tutti i legni esotici provenienti dal Sudamerica e dai Caraibi, molto usati dagli ebanisti inglesi, non poterono entrare nel continente finché durò il blocco navale intorno all'Impero napoleonico, cioè dal 1806 sino alla sconfitta e all'esilio dell'imperatore.

 

 

La fine di un’epoca

 

 

Per tutto il periodo Biedermeier si ebbe sempre cura di accrescere e migliorare l'istruzione degli artigiani, e questa fu una preoccupazione costante dei maestri ebanisti. Le esposizioni annuali di mobili, che si tenevano nelle grandi città come nelle cittadine di provincia, stimolavano l'emulazione e favorivano la conoscenza delle ultime novità tecniche e stilistiche non solo fra gli addetti ai lavori, ma anche nel grosso pubblico. In occasione di queste manifestazioni si facevano confronti e valutazioni, si assegnavano premi e si giudicava della bontà delle nuove invenzioni. L'esame dei vari pezzi era sempre accurato, e le discussioni intorno ai progressi tecnici continuavano sui giornali e nelle pubblicazioni specializzate. Non c'è perciò da stupirsi che la produzione degli arredamenti Biedermeier abbia conosciuto uno sviluppo tanto rapido.

 

Intorno al 1830, però, le caratteristiche dello stile presero a scostarsi sempre di più dalla tradizionale austerità dei primi tempi. Vennero affermandosi nuovi modelli formali, più audaci e originalì, con un'accentuazione della sagomatura dei supporti e la tendenza a indulgere su un disegno più elaborato e puramente decorativo, ai limiti del capriccio. L'antica semplicità del Biedermeier andava svanendo. Gli aspetti funzionali vennero sacrificati in nome dell'innovazione. La purezza dello stile venne sostituita da forme a bulbo, da sinuose arricciature, dagli intagli, dagli ovoli e da zampe e pioli di schienali decisamente affusolati.

Guarda l'evoluzione dello stile (P.S. Considera che il rapporto di valore fra oggetti analoghi integri dal 1810 al 1830 e dal 1830 al 1850 è in media di 3 a 1)   :

                                            

        Vienna 1815 ca. Una di 5 sedie                                            Vienna 1825 c.a Coppia di sedie                                      Vienna 1835 c.a coppia di sedie (Biedermeier maturo)    

 

                                                         

                     Vienna 1810 c.a Libreria in noce                                              Vienna 1835 Libreria in piuma di frassino                          

 

 

La tendenza all'arrotondamento delle sagome si fece addirittura esasperata, dal 1848 in poi, man mano che si venivano sperimentando macchinari e procedimenti più avanzati. Ora si poteva procedere alla piegatura di sottili strisce di legno, alla loro incollatura in una curva continua e all'applicazione dell'impiallacciatura con una lavorazione eseguita completamente a macchina, sicché il gusto per le linee ricurve conobbe una diffusione tale da far pensare a una rinascita del Rococò.

 

In questa trasformazione dello stile Biedermeier, un ruolo di spicco ebbe Michael Thonet.

Emigrato a Vienna nel 1842, a quarantasei anni, dopo aver lasciato Boppard,  il suo nativo paesello sul Reno, Thonet aveva messo a punto una tecnica per la curvatura del legno col vapore, che gli aveva consentito di fabbricare in serie sedie e poltroncine rimaste in produzione fino all'alba del Novecento. Tutto l'Impero austro-ungarico venne rifornito delle sue sedie in legno curvato, sicché il suo mobilificio fu il primo ad assumere dimensioni industriali. Per molti aspetti i mobili di Thonet rimanevano a cavallo fra il vecchio e il nuovo stile, con un robusto nucleo di semplicità tipicamente Biedermeier. Oggi i mobili da lui disegnati, come quelli Biedermeier,  di una straordinaria eleganza  e semplicita’, costituiscono, delle componenti d’arredo ricercatissime e d’alto pregio, di incredibile attualita’ per le linee sobrie  e per l’uso  maestrale delle essenze come unica caratteristica decorativa.

 

Si tratta di uno stile di incredibile modernita’ e semplicita’ la cui bellezza e’ sottolineata dal sapiente uso del materiale ligneo, le cui linee, sono tuttora prese come spunto dai piu’ grandi architetti e desiner contemporanei (vedi i modelli Thonet moderni, uguali agli originali e sempre attuali) .

 

Tale stile e’ stato espressione dello stile di vita  della nascente classe borghese dal periodo della  Restaurazione in poi, una classe che anelava ad una  casa propria, anche se modesta, dove stare, leggere, dormire, nel proprio guscio personale e senza fanfare.  Se fu l’estrema trasformazione dell’Impero, fu anche il primo a concepire l’arredamento come “confort necessario”. Fu lo stile che rappresento’ al meglio la vita famigliare nella sua intimita’ attraverso dipinti  che ritraevano ogni aspetto della semplice vita domestica. Lo stile Biedermeier ha costituito l’espressione  di una mentalita’ “pratica, domestica e essenziale” dove, nell’uso dei legni chiari senza eccesso di addobbi si intravedeva la “trasparenza e l’onesta” del cittadino dell’epoca (Bieder Meier, che tradotto letteralmente significa “onesto fattore”).

 

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Leggi l'articolo del quotidiano"Il sole 24 ore" che consiglia l'investimento in mobili biedermeier. Clicca su questa scritta

Leggi l'articolo nel New York Times che consiglia l'investimento e l'attualità degli oggetti d'arte del periodo biedermeier. Clicca su questa scritta (in lingua inglese)

Un'altra bella recensione del "sole 24 ore" sul Biedermeier. Clicca su questa scritta

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