Galleria d'arte "Principessa Sissi" Antichità s.a.s.
 Via Gemona 10\12
 33100 Udine (Italia, Italien, Italy)

(Registro imprese Udine 99-12209, P.I.02124260304)


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I tradizionali investimenti azionari e immobiliari sono a rischio?   Perché investire in arte ora e su cosa? Ti diamo dei sintetici consigli:

  • Investire in arte ora, è un ottimo investimento, in  quanto, negli ultimi anni, i prezzi sono scesi e si sono temporaneamente  stabilizzati rispetto alle punte degli anni '70 e '80. Nel lungo periodo sono sicuramente destinati, per gli oggetti di qualità ed originali, ad un forte incremento. Ricorda che i pezzi realmente originali conservatisi fino a noi, sono in numero limitato e non saranno per sempre disponibili sul mercato.

  • Ci sono segnali di forte incremento della domanda.

  • Acquisti delle cose rare e "concrete" senza il rischio di perdere tutto o in parte il tuo denaro.

  • Può "goderti" ciò che acquisti, vivendo circondato di cose belle che potrai apprezzare quotidianamente condividendole  anche con i tuoi cari e conoscenti, e comunicando di te un' immagine di persona colta e raffinata.

  • In momenti di difficoltà economica si è da sempre ripiegato sui cosiddetti "beni rifugio", quali il "banale" oro. Come paragonare un freddo "metallo" se pur prezioso, con un'opera d'arte antica di pregio, frutto dell'ingegno umano. 

Cosa comprare?

  • Gli arredi antichi viennesi, specie dell'epoca Biedermeier, Impero e del Classicismo. Questi sono oggetti di grande raffinatezza, sobria eleganza e rarità, dalle linee d'incredibile "modernità" che si adattano ad essere associati ad ogni forma d'arredo moderno, anche i più spinti. Sono stili amati da architetti, stilisti e designer, come Versace e Cavalli. Tali stili, e in particolare il biedermeier, presentano ad oggi delle valutazioni ancora accessibili, destinate nel tempo ad un forte incremento, anche perché sono promossi da importanti mostre  internazionali, quali "Biedermeier, l'invenzione della semplicità" appena tenutasi all'Albertina di Vienna, al Louvre di Parigi e al museo delle arti applicate di Chicago. Infine il Biedermeier è molto amato negli Stati Uniti i quali, appena si saranno risollevati economicamente, ne incrementeranno la domanda internazionale, facendone lievitare fortemente i prezzi. 

Osserva la "modernità" dello stile biedermeier. La sedia a sinistra (non in vendita - coperta da diritti d'autore-  già     pubblicata da Promosedia s.p.a. e Sudio Archirivolto- visualizzata solo a scopo illustrativo) è la vincitrice del premio "sedia dell'anno 2008". Guarda come  le nostre sedie biedermeier originali a fianco, che sono state concepite 200 anni fa, siano altrettanto e incredibilmente "moderne" nella linea.   

Osserva il confronto fra questi due oggetti (nostra ricostruzione fotografica):

A sinistra, un tavolo di moderna produzione dal prestigioso design, disegnato negli anni '50 dal famoso architetto Saarinen.  A destra un nostro tavolo originale impero - primo biedermeier viennese del 1810 c.a (vedi nella sezione "tavoli da salotto" di questo sito). E' incredibile ed evidente la modernità del biedermeier viennese, come è anche evidente che il designer contemporaneo ad esso s'è ispirato.

Guarda come un bel comò del classicismo viennese, del 1770 c.a si abbina perfettamente a questo arredamento dal design d'alto livello,  e rende l'ambiente raffinato e caldo: 

Immagina un bel secretaire biedermeier viennese del 1820 dalla calda patina, inserito in un arredamento moderno dal design raffinato al posto di un "freddo" televisore al plasma:

O un nostro tavolo di Joseph Danhauser, del 1820, in questo contesto:

E sono solo alcune idee.

 

Dove Comprare

 

PUBBLICITA' COMPARATIVA:

Guarda, cliccando su questa scritta, che valutazioni già raggiunge il Biedermeier negli Stati Uniti. Per questo motivo è un ottimo investimento. Compara la nostra qualità e i nostri prezzi, di gran lunga migliori, rispetto a quelli praticati da una delle più prestigiose gallerie Newyorkesi.

 

 

Cosa osservare preliminarmente quando si acquista un mobile Biedermeier.


 

Consigli base espressi in sintesi per il collezionista ancora non esperto.


 

1) Epoca di realizzazione.


 

E’ vero che dal punto di vista storico si definisce come epoca Biedermeier il periodo che va dal 1815 al 1848 ossia dal congresso di Vienna ai moti popolari anti asburgici, ma i “capolavori” di quest’epoca sono stati realizzati nel periodo di tempo che va dal 1815 al 1830-35. Nella fase successiva lo stile ha perso la sua originaria semplicità ed austerità, ed è stato influenzato dalla nascente moda di un velato ritorno in auge dello stile rococò. Le linee perdono perciò l’originaria “geometricità” per abbandonarsi spesso a linee mosse e ondulate. Le tecniche di realizzazione inoltre cominciano ad essere influenzate da una iniziale forma di meccanizzazione.

IL RAPPORTO DI VALORE FRA OGGETTI CONCEPITI NELLA PRIMA E NELLA SECONDA FASE PUO’ ESSERE ESPRESSO MEDIAMENTE, SALVO ECCEZIONI PER PEZZI PARTICOLARI, NELLA MISURA DI UNO A TRE. OSSIA UN OGGETTO REALIZZATO NELLA SECONDA PARTE DEL PERIODO (1835-1848) VALE MEDIAMENTE UN TERZO DEL CORRISPONDENTE CONCEPITO NELLA PRIMA PARTE.

Particolare attenzione va rivolta anche al ritorno in auge del gusto Biedermeier avvenuto negli anni ’20 e ’30 del novecento. Sulla spinta del cosiddetto “razionalismo” (Bauhaus ecc.), molti autori decò si sono ispirati al gusto ed ai modelli Biedermeier. Le loro realizzazioni, ad un occhio non esperto, possono sembrare simili.


 

2) La provenienza


 

Lo stile Biedermeier fu molto popolare all’epoca, e quindi il gusto si diffuse in tutta l’Europa centrale e settentrionale, dal nord Italia alla Germania, alla Polonia e alla Scandinavia. I grandi ebanisti e il clima “socioculturale” adeguato alla realizzazione delle migliori opere Biedermeier erano presenti però solo a Vienna e nelle altre due grandi principali città dell’Impero, ossia Praga e Budapest. Le realizzazioni Biedermeier tedesche e scandinave in particolare, risultano solo delle “imitazioni” dei modelli Viennesi e salvo eccezioni sono prive della loro “leggerezza” ed eleganza. IL RAPPORTO DI VALORE FRA IL BIEDERMEIER VIENNESE E QUELLO TEDESCO O NORDICO E’ MEDIAMENTE DI 2 A 1. OSSIA IL TEDESCO MEDIAMENTE VALE LA META’ DEL VIENNESE (SALVO APPUNTO PARTICOLARI PEZZI ED AUTORI).


 

3) Il modello e l’essenza


 

Il valore del mobile Biedermeier è frutto della “convergenza armonica” fra due fattori critici:


 

  • La forma

  • La qualità dell’essenza.


 

I mobili più costosi sono quelli in cui la preziosità dell’essenza coincide con l’eleganza, la proporzione e soprattutto “la modernità la particolarità” della forma. Le forme più ambite sono quelle corrispondenti ai designer ed ai migliori ebanisti viennesi (Dahnauser, Pfeffer ecc.); esse, dalle linee quasi moderne “non invecchiano mai” ed ispirano a tutt’oggi designer contemporanei.

Infine, le lastronature migliori sono quelle operate in piuma di ciliegio,  noce e mogano. In seconda battuta le radiche, il frassino ed infine la betulla (nord Europa) e l’acero. Molto desiderabili sono le accentuate e gradevoli venature che si sviluppano in senso orizzontale ricavate da alberi accuratamente scelti dagli ebanisti dell’epoca, nonchè le filettature e le decorazioni ebanizzate e a china.


 

4) Lo stato di conservazione e le modalità di restauro.


 

Una domanda da porre al venditore: Quanto è stato aggiunto o sottratto dalla forma originale e lastronato? E’ stata preservata la patina originale prima della lucidatura?

Un’ulteriore aspetto molto importante è la tecnica ed il materiale usato per la finitura.

E’ gommalacca o no? E’ necessario far mettere per iscritto dal venditore che il materiale usato per la finitura è stata vera gommalacca.

Cos’e’ la gommalacca? E’ la sostanza “principe” con la quale si lucidano i mobili di pregio sin dal XVII ° secolo. E’ una secrezione essiccata di un insetto che vive nelle foreste dell’India e della Thailandia di nome Kerrialacca. Nell’antichità era importata in Europa dai veneziani e poi dagli inglesi. Trattasi di una resina naturale che da sempre conferisce un aspetto “caldo, naturale e vellutato” alla superficie lignea, esaltandone le venature. La lucidatura con gommalacca che si chiama “alla francese” è un’operazione laboriosa e complessa, richiede una grande esperienza che oggi pochi artigiani hanno conservato. Per lucidare un piano di un tavolo sono necessarie anche 70 ore di lavoro, in quanto è necessario operare a “settori e per strati” con l’ausilio di un tampone imbevuto di spirito e con sole poche gocce di gommalacca alla volta, muovendo senza fermate il tampone fino all’evaporazione dello spirito. Se il tampone si ferma la superficie si opacizza immediatamente. Se possiamo misurare in 0,5 millimetri lo strato di gommalacca da ottenere per una corretta lucidatura, si può immaginare quanto tale lucidatura richieda tempo.

La lucidatura a gommalacca è considerata “di standard museale” da tutti i grandi musei del mondo e finitura necessaria per il mobile Biedermeier.

Molti antiquari e “riparatori” incompetenti utilizzano purtroppo delle “cere” o simili, oppure delle gommalacche “sintetiche”, di facile e rapida applicazione, vendute in qualsiasi negozio d'hobby, che rovinano però in modo irreversibile i mobili di pregio. Queste economiche vernici a spruzzo, sono in genere riconoscibili perché un po' “torbide” meno translucenti e tendono a modificare il colore naturale del legno. Inoltre siccome sono spruzzate in modo uniforme sul mobile, nascondono le piccole irregolarità che i pezzi antichi originali hanno, imperfezioni che accrescono la loro bellezza. Tali vernici poi, rovinano irrimediabilmente il mobile perché per asportarle, è necessario abradere energicamente la superficie danneggiando la patina antica.

Come riconoscere una perfetta lucidatura a gommalacca? Al tatto il dito scorre ma è appena lievemente frenato, con una sensazione calda e gradevole, come toccando la seta. Osservando il mobile a luce radente, l'occhio deve vedere un riflesso simile a quello che produce il vetro; in una lucidatura perfetta poi, non si devono vedere i pori del legno. Il mobile appare “naturale” e “dalla calda patina” .

 

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